UN POTERE IN CADUTA

 

Chi oggi detiene il potere in Occidente è la classe imprenditoriale, ossia le imprese.

Il Popolo consegna loro il potere politico (quasi intero) nella convinzione (dimostrata soprattutto dalle disastrose esperienze dell’Unione Sovietica) che ciò sia la scelta migliore ai fini del raggiungimento del proprio benessere.

Al momento presente, in Occidente, ci troviamo nel contesto di una capacità produttiva smisurata; tuttavia i governi espressi dalle imprese (tra i quali debbono essere configurati anche quelli appartenenti alla cosiddetta Sinistra) riescono a disegnare solamente una politica empirica, priva di qualsivoglia strategia, la quale lascia che il mercato cada in preda delle forze elementari che lo governano, e dunque si contragga.

Le imprese, soprattutto negli Stati Uniti d’America, dimostrano di non aver minimamente compreso, esse ed i loro economisti, come funzioni il mercato sul quale si reggono; in particolare esse non riescono a distinguere tra il denaro e le risorse.

La mancata comprensione ha generato il fardello insostenibile del debito pubblico; e si è diffusa l’opinione che una grande Potenza industriale moderna non possa sopravvivere se non prendendo denaro in prestito, ogni giorno.

 

Il Potere così configurato sta progressivamente cessando di dare le garanzie cui deve la propria investitura, necessarie alla sua sopravvivenza; è un potere forte, come si dice, anzi molto forte, ma nessun potere fu mai abbastanza forte da impedire la propria caduta.

L’elenco delle garanzie che il sistema delle imprese non fornisce più è eccessivamente lungo, e i contenuti delle sue voci sono terribili; il Sistema non dà più ai suoi elettori, sudditi o cittadini che siano, troppe cose:

·       L’occupazione, sempre più difficile da trovare e sempre più facile da perdere.

·       Il reddito, per coloro che hanno la fortuna di avere un’occupazione, e tuttavia diventano sempre più poveri pur lavorando (con la migliore attrezzatura mai vista nella Storia): la povertà, anzi, è direttamente proporzionale all’aumento della produttività.

·       Le pensioni, sulle quali si fanno ragionamenti che un tempo i telegiornali avrebbero chiamato deliranti, o addirittura demenziali, di erogarle quasi al giungere della morte, o anche dopo; oggi queste iniziative possono essere accusate, senza troppi infingimenti, di criminalità.

·       La sanità che decade inesorabilmente, fino a vanificarsi; e sottrae al reddito dei cittadini, ed al mercato, con le conseguenze inevitabili, tutto il denaro che assorbe.

·       I servizi sociali, ormai virtualmente scomparsi o in progressiva riduzione, a cominciare dalla pubblica istruzione; ma le carenze sono infinite.

·       Le infrastrutture trascurate ed abbandonate per mancanza di denaro (non di risorse).

 

Per di più il Sistema non è nemmeno in grado di elargire promesse o almeno speranze, e infatti prospetta un futuro ancora peggiore rispetto al presente, quasi ciò fosse una legge di natura e non la prova della propria inadeguatezza.

Le imprese debbono persuadersi che un simile assetto politico, sostenuto soltanto dal perdurare di alcuni tabù, non può avere vita lunga e cadrà certamente sotto le macerie del default (imminente) degli Stati Uniti d’America.

La tesi che qui si sostiene è che il Sistema delle imprese sia il peggiore nemico di se stesso, e da se stesso abbia soprattutto bisogno di essere salvato.

Le imprese debbono acquistare una precisa coscienza di che cosa sia il mercato reale nel contesto dell’Occidente contemporaneo, e rammentare che esso non è come amano sognarlo taluni adulatori, prigionieri di tempi ormai superati e spesso preda di fanatismo e persino di integralismo.

Il mercato occidentale moderno per le sue stesse leggi non tende alla crescita ma alla contrazione; è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno: infatti tutti parlano soltanto di ridurre, tagliare, licenziare, e non hanno altri progetti per il futuro; ciò sotto la spinta apparente dell’eccesso di debito pubblico, ma in nessun caso la tendenza di fondo sarebbe diversa.

Non basta che un mercato sia libero perché esso distribuisca ricchezza a piene mani, né basta invocare la Libertà per ottenere prosperità: oggi la matematica ha costretto la Libertà a voltare le spalle all’Occidente e per tutto il futuro immaginabile (speriamo soltanto nella sua accezione economica) potremo vederla soltanto di schiena.

Occorre collaborare tutti per trovare un futuro migliore al mercato ed alle imprese: e ciò è senz’altro possibile, ove si accetti di guardare alla realtà com’essa è, non come si desidera o si immagina che sia.

 

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Arithmos, 30-11-2011 --- 19-12-2011:09:14 Umt