LA POVERTA’ ARTIFICIALE

 

Il versatile ingegno di noi occidentali inebria il mondo con la nostra ultima invenzione: un nuovo e raffinato genere di povertà.

Non più l’antica povertà naturale dei nostri padri, che dipendeva dalla mancanza di mezzi: attrezzature, infrastrutture, capitali, tecnologia, istruzione, materie prime, terra.

Al contrario noi ci esponiamo a pesanti sacrifici per edificare un’inedita e lussuosa forma di povertà artificiale, che con il nostro libero consenso si va radicando sopra una capacità produttiva smisurata, proprio nel cuore di una potenziale sovrabbondanza di tutto, come un nemico alieno che sia riuscito ad aggirare le nostre difese.

È una povertà non troppo spontanea, che non arriverebbe facilmente da sola: la si deve perseguire, e perseguire scientificamente.

Lo sanno fare egregiamente gli economisti, cui tutti noi occidentali abbiamo affidato il governo presente e passato delle nostre cose; nessuno di loro, invero, persegue volontariamente la rovina del Sistema, la quale si presenta più che altro come risultante dei loro sforzi disgiunti, ciascuno posto in atto correttamente nel proprio punto di applicazione.

Con questi metodi ci hanno già condotti dove siamo e, forti dei risultati raggiunti, premono per poter orgogliosamente condurci dove saremo.

Stiamo diventando poveri perché non produciamo, e pur di non produrre fermiamo gli uomini ed azzoppiamo gli impianti: e questa nostra stoltezza la consideriamo una legge di natura.

Morire di fame al centro di un oceano di fabbriche ferme: è davvero necessario?

 

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Arithmos, 30-11-2011 --- 19-12-2011:09:30 Umt