Una proposta rivoluzionaria

 

UNA PROPOSTA RIVOLUZIONARIA

 

Nessuno si nasconde che siamo entrati in una sorta di guerra; bisogna combatterla, e cercare di vincerla.

E' un argomento che riguarda tutti, indistintamente, perchè una guerra come questa, perduta, implica il crollo di ogni cosa, per il cittadino normale: redditi, risparmi, lavoro, pensioni, sicurezza, speranze.

Per questa ragione il lettore è pregato, se appena gli è possibile, di trascurare la fretta ed astenersi dalla disattenzione, la quale lo rende facile preda di ogni genere di inganni.

 

Con ingenuità non dissimile da quella di Pinocchio, ma senza la sua freschezza e la sua buona fede, i Popoli del mondo si sono lasciati sedurre dalla leggenda che gli zecchini d'oro si possano seminare nel Campo dei Miracoli, dove essi si riproducono; e adesso il Pianeta è infestato da smisurate piantagioni di immaginari zecchini d'oro: tutte, ovviamente, sterilissime.

Ciò che ci appare come la caduta dell'euro e dell'Europa sono i contraccolpi degli spasimi del Sistema finanziario degli Stati Uniti d'America (il quale versa comunque in uno stato preagonico); per salvare il presente esso si affanna a demolire i presupposti della sua stessa sopravvivenza futura, assestando colpi disperati in cerca dei residui di quel denaro facile che gli è necessario, ma non esiste più: sono attacchi che non si possono subire passivamente, e nemmeno (nell' interesse stesso degli attaccanti) lasciare impuniti.

Qui si avanza una proposta che costituisce una soluzione definitiva al problema del debito pubblico italiano, e può essere imitata anche dagli altri Stati.

Non ha nulla di gradevole, naturalmente, nè per i debitori nè per i creditori; e tuttavia, tra tutte le vie d'uscita possibili, è forse quella che maggiormente tutela gli interessi dei creditori, cui tribuisce più di quanto sia loro dovuto e possano ragionevolmente aspettarsi; e la tutela nasce proprio da questo, che tra tutti è il percorso meglio sostenibile dai debitori e può effettivamente essere condotto a termine nella pratica.

Le soluzioni cui stanno lavorando i governanti occidentali sono invece puro temporeggiare, e possono andare a buon esito soltanto nel mondo delle speranze irragionevoli e dei sogni, fino a quando la sirena d'allarme del cosiddetto default non darà bruscamente il risveglio.

 

Più avanti saranno discusse le alternative che abbiamo davanti, tutte di gran lunga peggiori, quelle praticabili; le altre (repetita juvant) velleitarie ed irrealistiche, adatte soltanto a predisporre la conclusione ovvia e naturale di tutto ciò, il tanto temuto default non della Grecia o dell'Italia e nemmeno dell'Europa, ma dell'Occidente intero, inclusi gli Stati Uniti d'America ed il Giappone.

La proposta, conveniente per noi ma di gran lunga più conveniente per gli Stati Uniti d'America - se la applicassero - consiste in quanto segue:

  •  Lo Stato si astiene dall'emettere qualsivoglia nuovo titolo del debito pubblico: in questa ipotesi non hanno più alcuna rilevanza nè i tassi, nè il cosiddetto spread, nè il rating, nè tutti gli altri parametri che a questi si suole associare.

  •  Gli interessi in scadenza saranno pagati in denaro () ma esso sarà posto a disposizione degli aventi diritto esclusivamente all'interno del Paese, e dovrà essere speso coattivamente (a pena di decadenza) nell'acquisto di beni e servizi di qualsivoglia natura, eccettuata quella finanziaria; la legge fisserà l'intervallo di tempo all'interno del quale il diritto dovrà essere esercitato e disporrà idonee barriere contro l'aggiramento ed anche contro la domanda inflattiva; questo meccanismo si presta benissimo all'istituzione di procedure di clearing, vantaggiosissime.

  •   La medesima regola dovranno seguire i capitali in scadenza, man mano che scadono: essi si trasformeranno in diritti d'acquisto di beni e servizi made in Italy, per pari importo, a prezzi di mercato.

 

Ogni anno, invece di lasciar cadere 70 (o più) miliardi di di interessi nel pozzo senza fondo del Sistema finanziario internazionale, che con danno universale potrebbe sottrarli in gran parte alla circolazione, avremo 70 miliardi di ordinativi per il nostro lavoro; ci saranno molte occasioni per lavorare e produrre, ci sarà crescita reale, sviluppo, occupazione: sono questi - e non la recessione - i presupposti per potere onorare i debiti.

I capitali in scadenza richiedono un ragionamento notevolmente più complesso, che qui non può essere esposto: ma la soluzione riposa sui medesimi principi, di ricondurre all'economia la finanza degenere; principi senza i quali il problema non può essere risolto.

L'argomento che ciò violerebbe i patti precedentemente stabiliti non ha cittadinanza; un'inveterata consuetudine ha reso i nostri Governi adusi a violare tutti i giorni patti consolidati (per esempio sconvolgendo l'architettura delle pensioni dell'intero Popolo, distruggendo la Pubblica Istruzione, tagliando la Sanità, e così via) senza porsi problema di sorta.

Si metterebbe in atto, in ogni caso, la migliore tra le possibili tutele dei creditori, i quali non potrebbero attendersi altro che il fallimento, con relativa perdita di tutto o di quasi tutto, capitale ed interessi.

 

Il compito da affrontare non sarebbe troppo diverso da una ricostruzione post-bellica, della quale avrebbe in parte la durezza: ma avrebbe anche il vantaggio di conferire un impulso possente alle attività produttive, e di generare un boom (artificiale) ancora più grande di quello del dopoguerra, derivante non dalla costruzione ma dalla digestione del Sistema finanziario esistente; dunque anche lavoro ed occupazione in gran quantità.

Ed alla fine, dopo appena una decina d'anni, tutta la massa fittizia di denaro finanziario sarebbe stata trasformata in ricchezza reale e l'incubo del debito pubblico non esisterebbe più.

Al contrario la strada puramente monetaria in condizioni di pareggio di Bilancio, anche limitandola ai soli interessi, equivale all'esportazione (o alla "finanziarizzazione") graduale ma veloce di tutto il denaro spendibile esistente nel Paese: essa è contraddittoria in senso stretto e non può essere percorsa senza sfociare non soltanto nel default ma nella paralisi economica totale: eppure, ci stiamo provando.

Segue, per chi avesse interesse ad approfondire, una breve analisi delle poche alternative che ci si prospettano.

 

 

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Arithmos, 26-11-2011 --- 08-12-2011:20:04 Umt.

 

Le alternative
La povertà artificiale

Potere in caduta